Lucia Calamaro – MAGICK (autobiografia della vergogna)

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intervista a Lucia Calamaro, autrice dello spettacolo MAGICK (autobiografia della vergogna)

articolo inedito, novembre 2009

«Un disaccordo metafisico con sé stessi»: è costruito intorno a questo nucleo ‘Magick (autobiografia della vergogna)’, spettacolo che Lucia Calamaro ha scritto e sta portando in scena, insieme a Benedetta Cesqui e Monica Mariotti, dopo un’anteprima del 1° atto a Radio Onda Rossa (https://archive.org/details/Radioteatro.Magick).
«La vergogna – ci spiega l’autrice/attrice – nasce soprattutto dalla distanza tra il tuo Io reale e quello ideale, e non è per quello che fai, ma per quello che sei. Quando, cioè, scopri che non sei adatto a quanto vorresti essere, e quindi, praticamente, non c’è soluzione».

Rispetto ai nomi emergenti della drammaturgia contemporanea, Calamaro è (con il precedente lavoro, ‘Tumore’) tra i 9 autori inseriti nell’antologia ‘senza corpo – voci della nuova scena italiana’ curata da Debora Pietrobono.
«Mi sto scoprendo piano piano drammaturga, mi piace e mi sembra anche necessario – continua – scrivere parole che abbiano un senso, non tanto riguardo a quello che succede fuori, che è uguale a prima e continuerà così, quanto al fatto di essere un autore vivo, presente anche come eco agli avvenimenti. Pure se poi non si è contemporanei di niente, neanche di sé stessi, mi sembra comunque importante».
Per lei, questo testo risponde all’esigenza di superamento di una problematica vissuta in prima persona.
«Ha avuto – confida – un percorso soffertissimo, c’è una delle attrici che ha provato per 6 mesi un copione che poi ho buttato via. È nato sotto il segno di un errore, proprio perchè – è buffo, l’ho capito dopo – la vergogna nascondeva l’argomento di cui dovevo veramente parlare. Sono stata vittima di un camuffamento della realtà, e quindi ho finto, scopiazzando qua e là e montando. Poi, ho avuto una presa di coscienza, e metto in scena questa cosa, sperando di buttarla via una volta per tutte».

Una patologia, la vergogna, riconosciuta come tale da relativamente poco tempo, e tendenzialmente tenuta nascosta per una sorta di autocensura.
«Freud per esempio – conclude Calamaro – ne ha solo accennato molto velocemente, e perciò negli anni ’80-’90 gli psicanalisti della sua corrente si sono rimessi un po’ ad esplorare questa zona del sé, in cui il Super Io non è per niente contento – per dirla in soldoni – di come è fatto l’Io. Ancora non esiste cura, dicono che l’unica possibile sia nel contatto con gli altri, perchè la vergogna nasce quando si viene guardati, ed è quindi uno sguardo comprensivo, accogliente, contenutivo, benevolo, ciò che può aiutare».

Federico Raponi

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