Walter Nanni – COLPA NOSTRA

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intervista a Walter Nanni, regista del documentario  COLPA NOSTRA (I, 2011)

Terra, sabato 20 novembre 2010, pg.13

La premessa per la devastazione naturale è stata opera umana.
Rispetto al terremoto de L’Aquila, il cronista di giudiziaria della Repubblica Giuseppe Caporale ha seguito «le 200 inchieste sulle responsabilità dei crolli e su come politica e imprese stiano approfittando della tragedia», ed ha sistematizzato quindi il proprio lavoro (in veste di co-autore) nel documentario indipendente ‘Colpa nostra’, diretto da Walter Nanni e premiato al Molise Film Festival.

– Quali aspetti avete approfondito?
I due terremoti, quello della corruzione e il sisma vero e proprio, mettendoli in relazione tra loro. Questo perchè L’Aquila è una città costruita illegalmente, anche in zone pericolose come il quartiere di Pettino, con 50mila appartamenti edificati su una falda. In quasi tutti i palazzi costruiti dopo gli anni ‘50 e venuti giù, la Procura della Repubblica ha stabilito una carenza di calcestruzzi, e quindi il fatto che 100 dei morti nei crolli – sui 308 totali – siano dovuti proprio ai materiali edili scadenti. Questo dimostra una colpa sia delle amministrazioni pubbliche, che non hanno vigilato, sia di imprenditori, ingegneri e quindi, in quota parte, anche degli stessi aquilani. Da qui il titolo.

– E la ricostruzione?
Un miliardo e 700 milioni di euro sono stati investiti nelle case provvisorie, mentre invece la ricostruzione vera e propria è bloccata da pastoie burocratiche, leggi farraginose, assenza di fondi. Paradossalmente, la metà degli aquilani vive in autonoma sistemazione a carico dello Stato.

– Da una parte un centro storico lasciato morire, dall’altra tanti piccoli nuclei abitativi come satelliti?
L’errore è stato quello di urbanizzare senza criterio, avviare un’imponente opera del genere in fase emergenziale è una violenza al territorio. Forse si potevano immaginare, in un primo momento, casette in legno e un minore impatto del cemento. Oggi L’Aquila vive soprattutto intorno alle periferie, mancano i fondi anche per far tornare il centro storico ad un quarto di quello che era. La gestione del dopo terremoto ha dato un colpo letale alla ricostruzione, e il risultato è che i giovani stanno pensando di lasciare la città in via definitiva.

– Qualche segnale in controtendenza rispetto a questo triste destino?
Tanti piccoli, simbolici esempi di autorganizzazione e storie positive, come quella dell’università che ha aumentato i propri iscritti, anche se ciò è dovuto soprattutto al fatto che quest’anno le tasse non si pagano. A mancare, forse, è un progetto unitario.

Federico Raponi

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