LE COSE IN TE NASCOSTE (FilmUP)

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recensione del film LE COSE IN TE NASCOSTE (I, 2008)

FilmUP, novembre 2008
http://filmup.leonardo.it/lecoseintenascoste.htm

Una donna barcollante, come un demone allucinato che vaga senza meta, circondata da una nervosa macchina da presa a mano, mentre atoni versi lirici pronunciati fuori campo emergono da una base musicale cupa e stridente, stregata.
L’attacco chiarisce subito le intenzioni: stando alle parole del cineasta, il film mette in scena un viaggio nell’inconscio – con un linguaggio visivo espressionista, che dà poca importanza ai dialoghi – di un uomo e una donna.
Provati entrambi da precarietà e insofferenza sul piano lavorativo e sentimentale (l’una solitaria, impulsiva e impiegata come commessa, l’altro taciturno, in odore di licenziamento imminente, convivente con una compagna incinta e depressa), i protagonisti conducono un’esistenza confusa, angosciata e in illusoria attesa – “le cose belle succedono, se vogliamo che succedono” – di una qualsiasi occasione di radicale cambiamento, foss’anche disperata e impossibile.

Secondo lungometreaggio di Vito Vinci, ‘Le cose in te nascoste’ (il copione è stato finalista del Premio Solinas) è da lui scritto – con Davide Pappalardo – e diretto. Agli inizi autore e conduttore radiofonico, Vinci è stato poi attore e regista teatrale, insegnante sia di recitazione che di musica, realizzatore di corti e sceneggiature.
Girata in digitale HD con pochi e controllati vezzi stilistici (silenzi, gesti enigmatici, ralenti) in una Roma vicina al suo fiume Tevere, e dagli originali scorci suggestivi, l’opera trova in Lea Mornar la faccia e la grinta giuste per un personaggio furioso che invece di tagliar cipolle le schiaccia col palmo della mano, balla urlando, picchia un uomo in discoteca e subito dopo fa sesso in strada con un tizio appena conosciuto.
Però, la fusione tra una qual certa poetica intellettual-cerebrale e l’approccio al “genere” (la sequenza della rapina) non riesce, restando pesantemente sbilanciata sul primo elemento.

la frase: «la vita è stretta»

Federico Raponi

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