ANGELI DISTRATTI (Liberazione)

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recensione della docu-fiction ANGELI DISTRATTI (I, 2007) di Gianluca Arcopinto

Liberazione, venerdì 23 novembre 2007, pg.9

Distanti dalle umane distruzioni, invocati da resistenti e invasori.
Per gli iracheni, gli esseri alati formano schiere a protezione di Fallujah («dimmi americano, ora chi dirà ai bambini che stanotte gli angeli si sono distratti?»), per un marine uno di essi è incarnato dalla fidanzata, alla quale scrive dal fronte.
Ma di loro, nella città delle 100 moschee, dopo l’attacco dell’esercito USA non si vedono tracce.
Solo incendi e macerie, resti umani straziati dal fosforo bianco, esecuzioni di nemici, prigionieri con sacchi in testa, bimbi che elemosinano cibo.
Il produttore, scrittore, sceneggiatore, regista e docente di cinema Gianluca Arcopinto si è rivolto all’episodio più cruento della guerra globale. Ovvero il criminale assedio durante il quale alla popolazione civile sono stati tagliati acqua e luce, per poi impedire a chiunque – dopo un ultimatum – di lasciare un luogo martirizzato.
‘Angeli distratti’ è una docu-fiction che assembla il racconto sulle celesti presenze (sono fiorite leggende di cadaveri profumati per intervento divino), la ricostruzione della reale vicenda vissuta da una donna (la parte centrale, ma artificiosa, meccanica e stiracchiata), vere riprese di cronaca, interventi di Simona Torretta (una delle due cooperanti italiane rapite in Iraq, che ha proposto l’idea del film ad Arcopinto e collaborato alla stesura del testo), una madre in lutto, un soldato mercenario divenuto pacifista, un medico soccorritore che resta nell’anonimato. Il bianco e nero si alterna al colore e al verde dei visori notturni, il canto dei muezzin agli insulti urlati dai militari, il silenzio agli spari e alle esplosioni, la musica nervosa alle testimonianze sulla detenzione in celle sovraffollate con turni per dormire, torture, cibo avariato lanciato attraverso le sbarre. La considerazione di un soldato a stelle e strisce («siamo vittime di ciò di cui abbiamo il controllo, ma che non conosciamo») riassume il pantano in cui versa questa tragedia.

Federico Raponi

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