Renato De Maria – LA PRIMA LINEA (intervista, Terra)

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intervista a Renato De Maria, regista del film LA PRIMA LINEA (I, 2009)

Terra, sabato 21 novembre 2009, pg.9

Sconta una distorsione, se non un rimosso collettivo, il fenomeno della lotta armata italiana degli anni 70.
Ad affrontarlo, oggi, è Renato De Maria, regista de ‘la prima linea’, film tratto da libro ‘miccia corta’ di Sergio Segio (uno dei protagonisti di quella tragica stagione, che, dopo oltre vent’anni di reclusione, ora si occupa di volontariato), co-prodotto dai fratelli Dardenne (per evitare strumentalizzazioni e polemiche, Andrea Occhipinti della Lucky Red ha rinunciato ai finanziamenti statali) ed ora nelle sale.
A partire dalla giornata del 3 gennaio 1982, quando Segio, insieme ad altri fuoriusciti da altre organizzazioni armate (lui stesso aveva lasciato Prima Linea) va all’assalto del carcere di Rovigo per liberare la sua compagna Susanna Ronconi, la pellicola ripercorre le biografie dei personaggi, e, attraverso loro, ricostruisce anche un pezzo della storia d’Italia.

Perchè muovere proprio da quella data?
«Siamo alla fine di un periodo, quasi tutte le formazioni – ci risponde De Maria – erano state sgominate, e quindi anche nel libro c’è questa atmosfera crepuscolare che mi ha molto colpito. Sono persone che noi cogliamo nel momento in cui hanno esaurito la spinta ideale di quando pensavano di stare all’inizio di una rivoluzione, capiscono di essere sconfitte e sono in una fase di analisi dei propri errori».
La pellicola si apre con dei chiari riferimenti alla strategia della tensione, caratterizzata da stragi ancora senza colpevoli: gli studiosi che si interessano al periodo della lotta armata si dividono tra chi pensa che tutto nasca e prenda forza dalla reazione alla strategia della tensione, iniziata nel 1969 con la strage di Piazza Fontana, e chi sostiene invece che la violenza del movimento di contestazione di massa fosse già presente.
«Ho messo quelle immagini perchè, nella storia di Segio, il passaggio “dalla forza della ragione alla ragione della forza”, come si dice nel film, si caratterizza soprattutto come reazione alla paura del golpe, di finire come nel Cile di Pinochet. C’era un clima di grande tensione sociale».
De Maria non nasconde di essere rimasto molto impressionato dalle suggestioni del libro di Segio: dalla giovane età dei personaggi (il 65% dei militanti aveva meno di trent’anni) e dalle dimensioni di quel dramma (128 vittime, 20mila inquisiti e 4.200 incarcerati).
Quasi una guerra civile.
«Quando alla fine del libro Segio dice: “mi hanno arrestato. Avevo 26 anni”, ho avuto un balzo, perchè facendo i conti si capiva che era entrato in Prima Linea quando aveva 19 anni. Bisogna indagare e domandarsi perchè una parte così vasta di giovani decise di scegliere una via così tragica. Proprio per questo sentivo l’esigenza di raccontare questa storia in un film».

Federico Raponi

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