BIZZARRA (Liberazione)

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presentazione della teatro-novela BIZZARRA

Liberazione, mercoledì 03 novembre 2010, pg.9

Le risposte dell’Arte al tempo della crisi.
Era l’inizio del millennio quando l’Argentina sprofondò nella catastrofe economica, e a Buenos Aires l’attore, regista e soprattutto noto drammaturgo internazionale Rafael Spregelburd, per reazione alla dilagante disoccupazione, coinvolse una moltitudine di artisti e tecnici in un grande progetto: Bizarra, la prima teatronovela al mondo, costruita su un testo allucinato, graffiante e articolato in una varia umanità (101 i ruoli) sullo sfondo di un Paese abbandonato alla devastante sperimentazione neoliberista da una classe dirigente corrotta.

Un’operazione culturale riuscita, divenuta un caso arrivato anche in Italia.
«Il teatro di parola – sostiene infatti Manuela Cherubini di Psicopompo Teatro – sembra rimasto condannato ad una linearità che non è vita. Il mio lavoro è creare opere d’arte viva, in questa ricerca ho incontrato Spregelburd e siamo diventati molto amici: gli schemi della sua opera sono frattali di matematica quantistica, espressione della vita».
Così, l’attrice, adattatrice e regista ha curato, per Ubulibri, ‘Eptalogia’ di Hieronymus Bosch, volume sui nuovi vizi capitali secondo l’autore sudamericano, da lei definito «un Pinter tropicale».
Del resto, l’Eptalogia è legata proprio alla teoria dei frattali, particelle che si ripetono su sè stesse creando forme diverse, a mo’ della costante, imprevedibile irregolarità dell’esistenza.

In seguito, Cherubini ha tradotto la versione nostrana di Bizarra, da noi la saga argentina è co-prodotta dal Napoli Teatro Festival Italia, dove è stata poi presentata, riunendo attori di diversa provenienza in una «disomogeneità che sta insieme».
Tutto in un gioco di rimandi, perché – come fa notare lei stessa, di origini partenopee – il 70% dei cognomi argentini sono italiani, di questi un 60% napoletani, e per di più, nel frattempo, la crisi si è globalizzata. Inoltre, «bizarra è un genere letterario basato sulla contaminazione, e anche l’epoca e il paese che viviamo».

L’opera – condensata – è giunta quindi a Roma, prodotta da Fattore K di Giorgio Barberio Corsetti, Angelo Mai, PsicopompoTeatro, con il sostegno di Rialtosantambrogio, Semintesta – Spazio Zip, produzionepovera, I Generali.
La felice cooperazione tra queste diverse esperienze indipendenti della città si manifesta attraverso un testo, una dimensione e una confezione inediti: trenta ore suddivise in dieci puntate, oltre cinquanta attori coinvolti, una regia a quattro, gadgets ed eventi correlati come un concorso a premi, un album di figurine, un calendario porno-teatrale, una partita di calcio e feste.
Dal 19 ottobre al 23 dicembre, per ogni episodio (autonomo, e preceduto dal riassunto dei precedenti) quattro repliche – con una diretta Twitter dell’ultima – dal martedì al venerdì all’Angelo Mai.

Nella settimana d’inizio, è andato in scena un affollato primo capitolo, ‘nasce una stella bizarra’, in cui veniva spiegato come due gemelle – figlie della cantante bionda (e argentina) della pop-band scandinava degli Abba – siano state separate alla nascita: Velita è cresciuta povera a Buenos Aires, mentre invece Candela si ritrova ricca e triste in Svezia.
Ad introdurre lo spettacolo, sul grande schermo alle spalle del palco, una colorata e vivace sigla pop-art di ritagli (è su YouTube) che raccoglie in un collage tutti i personaggi e si chiude con le truculente immagini di bovini appesi ai ganci di un mattatoio e gocciolanti sangue, in un coro da ‘Spoon River’ animale («siamo la mansuetudine assassinata. Siamo cibo»), esplicito simbolo della macelleria sociale imposta dal potere finanziario in Argentina.
Poi, nella “sit-com” a siparietti, gli attori (cui, ad ogni puntata, si aggiungono ospiti) interpretano ruoli parodici – secondo l’ironica scrittura di Spregelburd, che vede il paradosso come estrema conseguenza di un reale assurdo – tra proiezioni di interni, esterni e, a tratti, sottotitoli italiani di un improbabile svedese.

Federico Raponi

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