SETA (conferenza stampa, FilmUP)

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conferenza stampa del film SETA (silk) di François Girard (CDN/F/I/GB/JP, 2007)

FilmUP, ottobre 2007
http://filmup.leonardo.it/speciale/seta/int01.htm

Alla Festa del Cinema di Roma, i produttori Domenico Procacci, Niv Fichman, Sonoko Sakai e il regista François Girard hanno presentato il film SETA.

– Il percorso che ha portato al film è stato lungo…
Domenico Procacci: «ho acquistato i diritti poco dopo la pubblicazione del libro, Alessandro (Baricco, autore dell’omonimo romanzo ispiratore della pellicola, ndr) già lo conoscevo, avendo trattato con lui in precedenza la riduzione di ‘castelli di rabbia’. Ed è stato abbastanza naturale affiancarlo in un momento per lui difficile, in cui riceveva richieste da tutto il mondo. Ci sono stati 10 anni di gestazione, durante i quali si sono susseguiti partner diversi per quanto riguarda la coproduzione e la regìa, e a un certo punto mi sentivo anche sfiduciato. François aveva espresso il desiderio di dirigerlo già molti anni prima, il primo nome era stato il suo, ma, in quel momento, le cose non erano andate. Conosceva bene l’opera di Baricco, aveva portato in teatro ‘Novecento’. É venuto a Roma, ne abbiamo parlato e ci ha convinto.
François Girard: «mi avevano sottoposto il libro, e me ne sono innamorato. Per me è bellissimo, ne ho visto subito il potenziale cinematografico. Altri lo consideravano difficile, ma io ero in disaccordo. Sia per il protagonista – con cui mi sono identificato – che viaggia, va in un altro paese, sia per la storia d’amore. E poi il libro ha una grande equilibrio tra qualità epica e piccoli gesti».

– Con quali modifiche il testo è stato portato sullo schermo?
F.G.: «sono rimasto molto fedele al romanzo, ci sono poche cose inserite o tolte, anche nel girato. L’aggiunta principale è la figura di Hèlène, figura fondamentale, che sulla pagina compare tardi. Abbiamo voluto dare un po’ carne al suo personaggio, per cui, ad esempio, nel film fa l’insegnante, e il giardino diventa il giardino di Hèlène».

– Nel romanzo non c’è una maggiore carica sessuale, una più forte visceralità?
F.G.: «nel libro, le scene dell’incontro, del bagno, delle sorgenti e di quando fanno l’amore sono cruciali. Mi sono attenuto molto ad esse, e io le trovo sensuali più che animalesche».

– Come sono i primi riscontri?
Niv Fichman: «c’è stata la “premiere” in Canada qualche settimana fa, con successo. In Giappone sarà in 300 sale, ha grosse potenzialità.
Sonoko Sakai: «è romantico ed epico, intimo e allo stesso tempo bello visivamente. Le parti francesi sono state girate in Francia e in Italia, in Giappone c’è stata una ricerca dei luoghi molto attenta e la reazione è stata positiva, il pubblico ha ritrovato le immagini di un paese che pensava perso».

– Gli attuali problemi del nostro cinema sono politico-economici?
D.P.: «è vero, anche se negli ultimi tempi i numeri non sono particolarmente infelici. A livello di storie sì, e politicamente il discorso è ulteriormente diverso. Ancora aspettiamo una legge. Lo scorso governo ha brillato particolarmente per disattenzione verso il cinema, ma quello attuale è in carica già da un po’, le aspettative sono ancora tali e in certi momenti c’è la paura che non vengano soddisfatte. Ma nel complesso, secondo me, non è ridotto così male».

– Lei ha detto di concepire un film come un gesto musicale. Come è stato il rapporto con Ryuichi Sakamoto (autore della colonna sonora, ndr)?
F.G.: «da subito abbiamo capito che la musica non doveva essere descrittiva, oppure tipica di una o dell’altra cultura, ma che bisognava fonderle insieme. Sakamoto era perfetto per lo scopo: viene dal Giappone, conosce l’America e viaggia molto. Ascoltavo pianoforte, e gli ho proposto di comporre sulla base della sceneggiatura, prima dei giornalieri. Mi ha mandato un’ora di materiale, io ho scelto i pezzi e da questi abbiamo ricavato temi orchestrali».

– E quello con Alessandro Baricco? Ci sono progetti per la trasposizione di altri suoi lavori?
F.G.: «è stato interessante, costruito sull’esperienza che ha: dai suoi libri sono stati già tratti spettacoli teatrali e lui sa qual’è la propria posizione da autore. Aveva già una bozza di sceneggiatura e conosceva i problemi e le sfide che mi aspettavano. Mi ha appoggiato e lasciato margine fino alla fine. Ha visto tutte le versioni e aveva sempre qualche suggerimento da dare. Non ha interferito nè mi ha limitato, e l’amicizia tra noi non ha potuto che crescere. Il mio ‘Novecento’ a teatro è ancora vivo, ha avuto molto successo in Canada e si sta pensando ad una versione giapponese. Ma non aggiungo altro».

– La scelta degli interpreti?
F.G.: «Micheal Pitt lo avevo visto nei film di Bernardo Bertolucci e Gus Van Sant (‘the dreamers’ e ‘last days’, ndr), abbiamo pensato a lui, è venuto a Montreal e ci abbiamo parlato parecchio. Ho visto in lui le qualità del personaggio, poco loquace. Il direttore del casting invece ha proposto Keira Knightley, avevo visto ‘orgoglio e pregiudizio’, era famosa e temevo che non accettasse. Poi ho scoperto che aveva già letto il libro, e pure lei aveva cercato di ottenerne i diritti per farne un film. Alfred Molina invece ci ha molto sostenuto. In Giappone è andata un po’ diversamente. Koji Yakusho e Miki Nakatani sono due grandi stelle del cinema nipponico, mentre la scelta della ragazza è stata difficile: doveva essere eterea e di talento nel giusto equilibrio. Ho fatto 80 provini e alla fine ho trovato Sei Ashina, che era sconosciuta».

Federico Raponi

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