NOI DUE SCONOSCIUTI (recensione, FilmUP)

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recensione del film NOI DUE SCONOSCIUTI (things we lost in the fire) di Susanne Bier (USA/GB, 2007)

FilmUP, ottobre 2007
http://filmup.leonardo.it/thingswelostinthefire.htm

Due estranei in una fase cruciale della loro vita, accomunati dall’affetto per la medesima persona, scomparsa.
‘Things we lost in the fire’ non sta a significare solo un inventario (la lista degli oggetti andati bruciati nell’incendio del garage di casa), ma lo sforzo di un uomo e una donna per uscire dal proprio presente. Per Audrey segnato dal lutto, per Jerry dalla dipendenza dall’eroina, e da soli non ce la fanno.
Lei ha sempre diffidato di lui, ma lo mette alla prova ospitandolo, quasi a far proprio il generoso spirito del marito.
Il film segue l’instaurarsi del reciproco calore umano, processo nel quale si inserisce in maniera decisiva anche il rapporto con i due figli della donna, che si legano presto al nuovo arrivato, bisognosi di una figura paterna sostitutiva.
La bambina, soprattutto, esprime precoce saggezza nel toccante dialogo con Jerry, al quale chiede di sposare sua madre («sembrerebbe che il mio migliore amico non è mai esistito», risponde lui. «É esistito. É per questo», ribatte lei).
Primo film in lingua inglese per Susanne Bier (il precedente – ‘dopo il matrimonio’ – è stato candidato all’Oscar come miglior film straniero), in trasferta hollywoodiana. Produce Sam Mendes, il quale, scelta la sceneggiatura, si è rivolto alla cineasta, che a sua volta aveva letto una serie di lavori, preoccupata del materiale giusto per il debutto oltreoceano.
Lasciata a mani libere, anzi spronata a rischiare, Bier non vende l’anima, e scruta da vicino, guarda dentro gli occhi dei suoi attori: una Halle Berry (che esterna tutto il dolore in una straziante scena) e un Benicio Del Toro ai massimi; quest’ultimo in particolare, capace di spaziare dall’incubo di una crisi di astinenza all’autoironia.
La regista, con tenerezza (Audrey non riesce a dormire e si accoccola vicino a Jerry, come faceva col marito), punta sul ripartire dai piccoli passi («accetta quello che c’è di buono» e «un giorno alla volta») mutuando un adagio di strada per cui, se è vero che «quando un tossico muore, un altro riesce a smettere», così una vita che se ne va può portare al recupero di un’altra.

Federico Raponi

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