WE WANT SEX (Terra)

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recensione del film WE WANT SEX (made in Dagenham) di Nigel Cole (GB, 2010)

Terra, domenica 31 ottobre 2010, pg.8

Parità.
Gioca su questa parola-concetto il titolo di ‘we want sex’, film di Nigel Cole (già regista de ‘l’erba di Graceì), presentato ieri al Festival del cinema
di Roma e in uscita il 3 dicembre, distribuito dalla Lucky Red.
Tutta colpa di uno striscione rivendicativo che, non srotolato completamente durante un presidio femminile (recitava, appunto, “we want sex equality”), dà vita ad un simpatico equivoco nella Daghenam del 1968, delle case popolari e della classe operaia.
Nella fatiscente fabbrica inglese (ci piove dentro) di una delle principali aziende mondiali dell’automobile – la Ford – lavorano 55mila uomini e 187 donne che, oltre a percepire neanche la metà del salario dei colleghi maschi, subiscono anche un declassamento a “non specializzate”.
Decidono allora – è storia vera – lo sciopero a oltranza, trovando in una di loro (sposata con un operaio di tendenze moderate, madre di due figli, non politicizzata) una trascinatrice che le porterà all’incontro con il ministro – donna – del governo laburista e a quell’uguaglianza retributiva divenuta di riferimento internazionale.
In mezzo, tante difficoltà: il ricatto padronale verso lo Stato (con la minaccia di delocalizzazione) e i dipendenti (con le schedature), i risparmi agli sgoccioli
cui si fa fronte con cassa e spesa comuni.
E, soprattutto, il maschilismo familiare, operaio, sindacale.
Sullo sfondo, l’inadeguatezza delle sigle di rappresentanza dei lavoratori e del partito progressista a interpretare il vento della trasformazione sociale, così come le
sirene del primo consumismo di massa (gli acquisti a rate di mobili ed elettrodomestici).

Sally Hawkins anima una protagonista minuta e poco appariscente, ma sensibile e luminosa, consapevole, così forte da farsi carico delle responsabilità collettive che portano
incomprensioni, solitudine, scontri ma anche a inattesi attestati di solidarietà, anche interclassista.
In un cast di una naturalezza – di scuola britannica – che rende giustizia ad una radicata cultura della lotta unitaria e determinata per i diritti.

Federico Raponi

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