RITORNI (FilmUP)

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recensione del documentario RITORNI di Giovanna Taviani (I, 2006)

FilmUP, ottobre 2006
http://filmup.leonardo.it/ritorni.htm

Prima, come spunti, gli esodi al contrario del film ‘tornando a casa’ di Vincenzo Marra e dell’articolo ‘ferie d’Africa’ sul quotidiano ‘la Repubblica’ della scorsa estate. Quindi, l’idea di seguire il ritorno per le vacanze, nella terra d’origine, di “chi ce l’ha fatta”.
In particolare, il tunisino Karim Hannachi, insegnante di lingua araba all’Università di Catania e responsabile della comunità maghrebina di Mazara del Vallo, l’algerina esule volontaria Assia Djebar, regista, scrittrice, membro dell’Acadèmie Française, e infine scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun.

Agosto. Trapani, sul cui molo si imbarcano maghrebini da tutta Europa per rivedere una volta l’anno i rispettivi Paesi.
Da qui, raggiungiamo Tunisi, Tangeri, Nefta, Gafsa, Ongh Djmal, passando per Belleville, quartiere di Parigi.

Giovanna Taviani è studiosa di cinema, saggista, regista di video didattici e documentari (ha esordito con ‘ii nostri 30 anni: generazioni a confronto’).
In questo progetto, voleva parlare di «contaminazione, conflitto e nostalgia» attraverso «il tema dello sradicamento, del confronto con l’alterità, dello scontro fra passato e presente».
Con il gusto fotografico per la composizione dell’immagine, l’aspetto di maggior interesse di questo diario di viaggio è il punto di vista sulla nostra società da parte di chi, proveniente da altre culture, vi si è integrato. Ed esprime amarezza per la considerazione e il trattamento che i migranti incontrano in un Occidente che non ricorda la propria emigrazione, o il contributo che gli africani hanno dato alla sua Liberazione (come testimoniano le misconosciute tombe tunisine nel cimitero francese di Monte Mario a Roma). E per di più, con un’informazione controllata dal denaro, esprime paranoia, odio, esclusione, ed esporta guerre senza rendersi conto che «non si può vivere da soli».

la frase: «ho un piede sulla costa siciliana e l’altro su quella tunisina. Se le due coste si allontanassero, i miei calzoni si strapperebbero»

Federico Raponi

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