Luca Mandrile – IN TERRA STRANIERA (ghorba)

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intervista a Luca Mandrile, co-regista del doc ‘IN TERRA STRANIERA (ghorba)’ (I, 2009)

Terra, domenica 10 ottobre 2010, pg.08

Prima le difficoltà dell’accoglienza, poi quelle del ritorno.
Menzione speciale al Festival Arcipelago, il documentario ‘in terra straniera’ di Luca Mandrile, Claudio di Mambro e Umberto Migliaccio mette insieme sei storie di marocchini emigrati in Italia.

– Da dove viene l’idea?
««»Su richiesta dell’ONG Progettomondo.mlal, che da anni lavora in Marocco, in una zona da cui proviene buona parte dei migranti che arrivano in Italia, soprattutto nel Nord. Voleva uno strumento, degli spunti di riflessione e confronto – che ora sta utilizzando sia con le comunità magrebine qui da noi, sia direttamente in Marocco – su quello che significa decidere di emigrare in un altro paese, e quali sono le condizioni che ci si trova ad affrontare».

– Quali storie avete voluto intercettare?
«Abbiamo cercato diversi tipi di esperienze tra chi affronta il viaggio verso il nostro Paese, per cui c’è una famiglia con un padre e una madre che vivono in Italia da 20 anni, entrambi operai, con figli nati qui e una vita “regolare”. Un altro ragazzo è arrivato, molto piccolo, col ricongiungimernto familiare, e ora sta all’università. C’è, poi, un 15enne sbarcato clandestinamente alcuni anni fa che, entrato in contatto con i servizi sociali, ha iniziato un percorso attraverso le comunità per minori, adesso vive per conto suo e fa gli studi superiori. Le altre tre storie riguardano situazioni più difficili, di persone che, invece, non hanno ancora ottenuto il permesso di soggiorno, e perciò vivono in condizioni molto precarie».

– Quali caratteristiche le accomunano?
«Al centro del nostro lavoro c’è il sentimento di “ghorba”, tipico termine marocchino – molto complesso e significativo – che indica la condizione di lontananza dell’emigrante, per cui i ricordi, la malinconia, la difficoltà di vivere altrove. Esiste anche un genere musicale che canta questo status, tutti vivono in modo forte il problema di dover fare i conti e mettere insieme le due esperienze di vita. Un aspetto molto significativo, che in questo tipo di lavori sull’immigrazione nel nostro Paese viene poi fuori spesso, è l’impossibilità del ritorno. I nostri protagonisti ci hanno raccontato infatti che, vivendo in Italia diversi anni, hanno poi difficoltà a tornare in Marocco, sia perchè le esperienze che hanno vissuto qui sono diametralmente opposte a quelle trascorse lì, sia anche per il fatto che – soprattutto per chi ha problemi legati ai permessi di soggiorno e, quindi, al lavoro e alle sistemazioni abitative – c’è la questione del ritornare in parte sconfitti. Molti ci confidavano: «vorrei, ma mi chiederebbero: “che cosa hai fatto tutti questi anni in Italia?”». La difficoltà a relazionarsi nuovamente con la loro terra d’origine, è quindi un’ulteriore condanna».

Federico Raponi

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