Marco Dentici (‘CALDO GRIGIO, CALDO NERO’)

archivio pubblicazioni

intervista a Marco Dentici, regista del doc ‘CALDO GRIGIO, CALDO NERO’ (I, 2011)

Terra, sabato 01 ottobre 2011, pg.12

Un ricordo che esprime vicinanza.

Presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, il documentario ‘caldo grigio caldo nero’ di Marco Dentici è in programma oggi a Giampilieri (ME), nell’anniversario dell’alluvione che, il 1° ottobre di due anni fa, provocò 31 vittime e 6 dispersi.

– Qual’era lo scopo del film?

«Dare ulteriore fiato alle comunità di Giampilieri, Scaletta, Altolìa, Briga: le loro grida sono rimaste inascoltate dal potere politico. Fino a questo momento, infatti, a parte una messa in sicurezza abbastanza limitata, non è successo nulla, il film si conclude con la notizia del blocco dei fondi FAS destinati alla Sicilia. Sottotraccia, questo film parla del fango impalpabile, che per scandali morali, politici, economici, ci assedia, e – a lunga gittata – miete più vittime di quello materiale».

– Ha incontrato esempi di auto-organizzazione?

«Piccole realtà – un comitato ‘salviamo Giampilieri’, un altro a Scaletta – che, però, col potere costituito, mostrano tutta la propria gracilità, anche perché chi gestisce la cosa pubblica tiene “sotto schiaffo” chi ha bisogno: quella della Sicilia è una storia di secolare sudditanza, c’è sempre qualcuno che deve dare, e qualcuno che deve chiedere: anche con tutte le buone intenzioni, si ha un atteggiamento “attento” – per dire una parola che intende altro – a non turbare equilibri di potere. Fin quando non ci sarà un livello di indignazione tale da portare i cittadini a riprendersi la propria vita e il proprio futuro, non succederà nulla».

– La gente si è riconosciuta nell’opera?

«Subito dopo la tragedia, avevo pensato ad un film di finzione basato sui fatti, c’era stata subito l’adesione di Maria Grazia Cucinotta, Lucia Sardo, Ninni Bruschetta, Nino Frassica, Leo Gullotta, per citare gli attori più noti, e – per un anno e mezzo – mi sono addentrato nei meandri della burocrazia, e di possibili partner, però il progetto non è decollato. Avevo oltre trenta ore di girato, e, allora, i miei produttori mi hanno spinto intanto a farne un documentario. Quando le comunità hanno saputo delle molteplici difficoltà che continuo ad incontrare, non escluso un ostracismo politico, hanno addirittura raccolto firme chiedendomi di non rinunciare, proprio perché si sentono abbandonate».

Federico Raponi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...