Alberto Puliafito (‘COMANDO E CONTROLLO’)

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intervista ad Alberto Puliafito, regista del doc ‘COMANDO E CONTROLLO’ (I, 2010)

Terra, mercoledì 01 settembre 2010, pg.8

Una tragedia come esercizio di potere e speculazione.

Ne parla Albeto Puliafito – già autore del libro ‘Protezione Civile S.P.A.’ – nel documentario ‘comando e controllo’, «che cerca di rappresentare il terremoto de L’Aquila come storia che potrebbe ripetersi, dove chi comanda decida di decretare uno stato d’emergenza per ambiti come un evento sportivo o una grande opera».

– In tal senso, la gestione del post-terremoto è stata una sperimentazione?

«Come al solito, in Italia è molto difficile dimostrare dove sia il confine tra malafede e incapacità. Forse a L’Aquila è stata applicata la “shock economy” all’italiana, cioè quel capitalismo dei disastri teorizzato da Naomi Klein, che qui è supportato da uno straordinario controllo sui media: se si ripete a reti unificate che è stato fatto un miracolo, il messaggio passerà».

– Com’è partito il lavoro?

«A L’Aquila avevo già realizzato un primo documentario. Poi, abbiamo intrapreso questo lavoro per capire a chi servono il “comando e controllo” (il titolo viene dal nome che la Protezione Civile ha dato al suo quartier generale aquilano) in un’area d’emergenza».

– Qual è stata la scoperta che più l’ha sorpresa?

«L’enorme difficoltà a far passare notizie critiche. A L’Aquila c’è una realtà parallela, rispetto a quella dei media».

– Ci sono segnali di autorganizzazione?

«Enormi. Prima, per un volantinaggio dentro ai campi si veniva fermati, la mobilitazione è stata scoraggiata. Si comincia solo ora, ma sarà un processo lungo e difficile, anche perché sono già state prese decisioni definitive. La Protezione Civile non dovrebbe pensare a lungo termine, ma mettere la popolazione in grado di riprendere la propria vita, e poi lasciare le autonomie locali a decidere».

– Come si restituirebbe la Protezione Civile ai compiti per i quali è stata creata?

«Basterebbe che recuperasse la sua funzione originaria di coordinamento tra chi interviene in un’area d’emergenza. Bisognerebbe rovesciare la piramide, mettendo al vertice le autonomie locali, con lo Stato che interviene in maniera sussidiaria»

Federico Raponi

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