‘IL CAIMANO’

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recensione del film ‘IL CAIMANO’ di Nanni Moretti (I/F, 2006)

Cinema4Stelle.it, marzo 2006

http://www.cinema4stelle.it/RecensioneIlCaimano.htm

Era filtrato ben poco intorno al film e questo, oltre all’assenza quinquennale di Nanni Moretti alla regìa, ha contribuito al clima d’attesa.

E nel parlarne non si può poi neanche prescindere dalla contingenza legata a tempi e modi strategici scelti per l’uscita, considerato che la pellicola arriva in sala in un fine settimana praticamente privo di concorrenza, in una diffusione massiccia di 380 copie, e soprattutto a due settimane da elezioni politiche dai toni esasperati.

Un progetto in cui parte del cinema nostrano ha deciso di schierarsi, vista l’ampia partecipazione, in qualità di camei, di molti registi: Giuliano Montaldo, Renato De Maria, Carlo Mazzacurati, Stefano Rulli, Matteo Garrone, Paolo Sorrentino, Paolo Virzì, Michele Placido, Antonello Grimaldi.

Un doppio piano narrativo, con un regista di genere (di titoli improbabili) in passato apprezzato e ora in profonda crisi matrimoniale-artistica, contattato da una giovane autrice la quale gli affida ‘il caimano’, lo scritto per un film che altro non è se non la storia pubblica dell’attuale presidente del consiglio nostrano.

La ragazza è determinata, sostiene che negli Stati Uniti sono tante le pellicole che parlano dell’inquilino dela Casa Bianca utilizzando i linguaggi più diversi, mentre in Italia no. «Perché c’è paura».

La sceneggiatura – nella realtà firmata dallo stesso Moretti e da altre quattro mani – man mano prende quindi vita.

In essa, pur restando circondata di mistero l’origine del patrimonio alla base della costruzione di un’intera area residenziale milanese, noti sono invece i passaggi delle società “off-shore” intestate a prestanome e dei conti correnti segreti svizzeri per finanziare illegalmente i partiti, corrompere Guardia di Finanza e giudici, evadere il fisco.

Poi, per fronteggiare i debiti e le inchieste, “la discesa in campo” nella politica e il costante inveire contro protagonismo delle toghe rosse, pericolo del Comunismo, odio della sinistra, irriconoscenza degli alleati.

Un contesto arricchito da due perle registrate, che danno un’immagine già conosciuta ma ugualmente sbalorditiva della psicologia del personaggio (reso triplice da altrettanti attori), quali l’intervento al parlamento europeo in cui “il caimano” definisce un deputato “kapò” e gli altri che lo contestano “turisti della democrazia”, come pure l’udienza in tribunale in cui egli spiega la metodologia da “perfezionista” utilizzata per i regali di Natale alle mogli dei manager delle sue aziende.

Non manca il punto di vista estero, con il cineasta Jerzy Stuhr che stigmatizza gli italiani, «abituati alle vostre schifezze. A metà tra l’orrore ed il folklore. Quando pensiamo che avete toccato il fondo, siete lì che scavate, scavate, scavate».

Doppio è anche il tono scelto dall’autore, convinto che «è sempre il momento per fare una commedia», sebbene ci sia poco da ridere e un fosco finale con musica epicamente poderosa mostri il rischio delle istituzioni in caso di condanna dell’imputato eccellente. Dell’uomo più ricco del paese, cresciuto all’ombra del potere craxiano e della loggia massonica P2, creatore di un impero economico e della televisione privata, il primo capace di portare a termine un’intera legislatura nell’era repubblicana ed artefice di un pezzo di storia nazionale, molto si è scritto e filmato sotto forma documentaristica.

Sintetizzando la deriva di un’intera società in un tragicomico momento buio personale, quello di Moretti è un difficile contributo di finzione. Consapevole che «chi voleva sapere si è informato, e chi no non è interessato», rende l’idea di un paese diviso. Simbolicamente, fresco entusiasmo femminile contro pericolosità del Potere.

Ma così non sfugge al manicheismo e alla demonizzazione di una figura che – come sempre – è espressione di un terreno e di un clima, date anche le corresponsabilità dell’opposizione ad una – come sempre – resistibile ascesa.

Federico Raponi

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