‘ANNA KARENINA’

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recensione del film ‘ANNA KARENINA’ di Joe Wright (GB, 2012)

FilmUP, febbraio 2013

http://filmup.leonardo.it/annakarenina_2012.htm

Il coraggio d’un amore libero, stroncato da freddezza e convenzioni.

«Tu hai paura, io no»: sta qui l’inconciliabile differenza tra l’eroina dell’omonima opera di Lev Tolstoj e i due uomini della sua vita, ossia un glaciale marito e un giovane militare incapaci di andare fino in fondo, l’uno rassicurato dall’inviolabilità del vincolo matrimoniale (con annesso ricatto dell’affidamento della prole), l’altro attento a regole e apparenze dell’alta società.

La scrittura di Tom Stoppard, autore e regista soprattutto di teatro, oltre che cinema (‘Rosencrantz Guildenstern sono morti’), televisione e radio, la direzione di Joe Wright (aveva trasposto per il grande schermo i romanzi ‘orgoglio e pregiudizio’ ed ‘espiazione’) e l’interpretazione di una Keira Knightley che in smorfie e occhi lucidi esprime turbamenti e sofferenze, celebrano la potenza dei sensi («che altro posso fare?», «non ho pace da dare») consapevole delle conseguenze, con un corollario di infatuazioni non corrisposte, unioni senza più passione, tradimenti perdonati. Sotto il fondamentale profilo formale, conformemente all’aristocratica Russia ottocentesca il set è un palcoscenico in decadenza, in un allestimento in corso a passo di musical composto da scenografie sontuose per colori e costumi, un’illuminazione degli spazi chiusi con lampade al tungsteno, con lenti anamorfiche (che necessitano di maggior luce) dotate di filtro per generare un bagliore sfocato, con puntamenti e buio circostante. Macchine da presa molto mobili consentono poi rapidi cambi di luoghi e prospettiva insieme ad un continuo rimando e mescolanza, sempre danzante, tra esterni ed interni dove i dietro le quinte si trasformano in strade o corridoi.

Aggiungendo coreografie create ex-novo su valzer e mazurke, con comparse che si bloccano e spariscono per poi ricomparire, un immaginario ricco di trovate, metafore e visioni da morfina e gelosia, con effetti realizzati direttamente in scena, ‘Anna Karenina’ segna un passaggio – originale, inventivo e notevole per l’adattamento filmico di grande letteratura e teatro – che potrebbe diventare punto di riferimento.

Federico Raponi

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