‘EARTH – LA NOSTRA TERRA’

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recensione del film ‘EARTH – LA NOSTRA TERRA’ di Alastair Fothergill e Mark Linfield (GB/D/USA, 2007)

FilmUP, aprile 2009

http://filmup.leonardo.it/earthlanostraterra.htm

La presenza della vita rende unica la Terra nel nostro Universo, ed ‘Earth’ ne celebra imponenza e varietà (mettendo pure in allarme sui danni causati dall’umanità) con un progetto maestoso, una coproduzione internazionale realizzata dalla BBC come primo film della Disneynature: 40 troupe, in 200 location sparse tra 26 Stati, per 1.000 ore di riprese in alta definizione e qualità.

In alcuni casi – per autorizzazioni, difficoltà materiali, nuovi strumenti tecnici – mai realizzate prima, in altri recuperando sequenze della serie documentaria ‘Planet Earth’ del canale BBC HD, di cui utilizza la stessa squadra di talenti (alla regia Alastair Forthergill – che da decenni lavora nella ‘Natural History Unit’ della società televisiva inglese – e Mark Linfield, alle musiche il 4 volte candidato all’Oscar Gorge Fenton).

Lungo un ciclo completo di stagioni a partire da gennaio, la voce narrante ci porta dall’Artico ai Tropici, dall’oceano al deserto (1/3 della superficie del Pianeta, in espansione) passando per la foresta pluviale, che ospita più della metà delle specie vegetali e animali. Attraverso sterminati panorami (anche satellitari), ammiriamo l’aurora australe, gli spostamenti dei ghiacci (che si sciolgono sempre prima a causa dell’effetto serra) e delle nuvole, la rotazione delle costellazioni e, per il mondo vegetale, la nascita e lo sviluppo (accelerati) di piante, foglie e fiori.

L’opera si focalizza su migrazioni (per acqua, cibo, clima, anche da 3 milioni di esemplari e fino a 3 mila km) di mandrie, stormi, banchi – seguite dai predatori – soffermandosi da vicino sulle sorti di alcune famigliole di orsi, elefanti e balene.

Le scene tese delle sfide tra cacciatori e prede, con “slow motion” a volte spettacolari (lo squalo bianco che vola fuori dall’acqua per catturare una foca), sono alternate a momenti più buffi (i passi incerti e gli impacciati movimenti dei cuccioli, le scimmie che guadano una palude, la “danza nuziale” degli uccelli del paradiso), mentre i titoli di coda rivelano simpaticamente le difficoltà dei cameraman su mezzi di ogni tipo e in qualsiasi condizione.

Federico Raponi

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