‘DISTACCO’ (otryv)

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recensione del film ‘OTRYV’ (distacco) di Aleksandr Mindadze (RUS, 2007)

FilmUP, settembre 2007

http://filmup.leonardo.it/distacco.htm

Come non vedere, nel disastro aereo di ‘Otryv’, una metafora della nuova Russia post-sovietica, per di più se opera di un veterano (lo sceneggiatore e regista Aleksandr Mindadze è classe 1949)?

Le privatizzazioni non sembrano aver migliorato la situazione nel paese asiatico, anni fa i velivoli precipitavano per cedimenti strutturali di vecchie carrette volanti, ora – pare – per errori umani; se prima, sulla gestione delle emergenze, scendeva la cortina di verità ufficiali e silenzio impenetrabile dell’apparato di potere, adesso, davanti alla società civile e ai parenti delle vittime, vengono agitate commissioni d’inchiesta di facciata e immediate promesse di risarcimenti, in un futuro indefinito.

Un uomo, rimasto vedovo a causa della tragedia, comincia ad indagare per conto proprio, riuscendo ad entrare in contatto con l’equipaggio di un altro apparecchio che ha evitato la collisione con quello schiantatosi a terra.
Un’inquieta ricerca (spesso il protagonista è seduto alla guida della propria automobile, in continui spostamenti) nell’affollata confusione, nel riposizionamento dei ruoli di responsabilità e nel degrado morale di una nazione, ma anche, parallelamente, nell’intimo, lungo abisso del lutto (all’uomo, all’ultimo, è cresciuta una folta barba).

Cosicché visioni trasfigurate, personaggi e situazioni grottesche si confondono, possono essere dentro la testa come all’esterno, e il “distacco” riguardare autorità e cittadini, vivi e morti, incubo reale e immaginario.

Mindadze, studi all’istituto di cinematografia Vgik di Mosca, in oltre 20 anni ha scritto (pluripremiato) i film di Vadim Abdrashitov.

Per il soggetto di questo suo esordio dietro la macchina da presa si è ispirato a un fatto veramente accaduto (però in Germania, dove un uomo che aveva perduto moglie e figli in un incidente analogo accoltellò un responsabile della compagnia aerea).

E ne ha tirato fuori un’opera angosciata, asfissiante, ostica ed oscura.

Federico Raponi

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