‘COMANDANTE’

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recensione del doc ‘COMANDANTE’ di Oliver Stone (USA/E, 2003)

Cinema4Stelle, aprile 2005

http://www.cinema4stelle.it/PortaleRecensioneComandante.htm

Un ex militare statunitense ferito e decorato in Vietnam, in tre giorni, filmando 30 ore, intervista l’uomo alla guida di una rivoluzione socialista da quasi 50 anni, scomodo vicino dell’Impero.

Domande a volte strampalate e superficiali, altre ficcanti, simpatiche punzecchiature, forzature filosofiche, curiosità per gli aspetti privati, mentre la cinepresa scruta gli occhi neri e le mani inquiete. Spesso l’uno affianco all’altro, per un ritratto affettuoso ed umano. Con l’aggiunta di materiale d’archivio, vita quotidiana di strada, camminate tra la gente in compagnia di Fidel. I 16 anni della guerriglia dei “barbudos” nella giungla, e un bilancio a partire dalla presa del potere con l’obiettivo della democrazia partecipativa e la giustizia sociale («quando avremo realizzato il nostro programma mi tagliero’ la barba»).

Castro illustra le conquiste raggiunte: la nazionalizzazione delle imprese, l’internazionalismo con l’invio in Angola di 30.000 uomini nel ’75, l’alfabetizzazione, la riforma agraria, la sanità (nella visita all’università di medicina incontriamo studenti provenienti da diversi paesi del mondo latino), l’aborto, il peso delle donne nella società, il rifiuto etico della tortura, lo sforzo per il superamento dell’omofobia e del machismo, l’uguaglianza razziale, il sistema elettorale in cui i cittadini, non il Partito, eleggono i delegati.

Si ripercorrono anche momenti cruciali della storia cubana come la morte di Ernesto “Che” Guevara, i rapporti con l’URSS, la Baia dei Porci, la crisi dei missili, l’embargo.

Il comandante parla anche di sè, della sua attenzione per l’arte oratoria nella ricerca di armonia e combinazione delle parole, cadenza e ritmo, l’uso di aneddoti e racconti. Un approccio materialista, razionale, autocritico e determinato alla vita, fin da bambino abituato ad affrontare le difficoltà, la decisione di fare il contadino e poi andare a combattere a Santo Domingo.

Ora, il minor tempo possibile da dedicare all’amministrazione a vantaggio del dialogo con i compagni, per capire i problemi e trovare soluzioni. E dopo la morte, il nulla.

«Cos’è una dittatura? Gli USA hanno rapporti con i dittatori, io sono il dittatore di me stesso, schiavo del popolo», e quindi niente vacanze e cinema, attività fisica camminando in ufficio come in cella. Autorità morale anzichè repressione poliziesca, persuasione invece di ordini. Non crede alla gloria, mai pensato ad essere ricordato (d’altronde la Storia è relativa), confida più nella cultura politica della gente che in un successore.

Oliver Stone subisce la fascinazione del lìder maximo, prende a contraltare solo un reperto di rozza propaganda anticomunista “yankee” della Guerra Fredda e lascia irrisolte questioni importanti e spinose (il culto della personalità, il partito-stato, dissidenza e pluralismo, i diritti umani), ma realizza un documento pulito, curioso, conoscitivo, dai molti elementi di riflessione.

Federico Raponi

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