‘LA CADUTA – GLI ULTIMI GIORNI DI HITLER’

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recensione del film ‘LA CADUTA – GLI ULTIMI GIORNI DI HITLER’ di Oliver Hirschbiegel (D, 2004)
 
RomaStyle.info, aprile 2005
 
Dopo ‘der letste akt’ (1956), la cinematografia tedesca torna su Hitler, con i 12 anni di regime concentrati nei 12 giorni che separano l’ultimo compleanno del fuhrer dalla resa.
I processi ai nazisti hanno stabilito il concetto della responsabilità individuale, il quale annulla la giustificazione dell’obbedienza agli ordini.
 
Per i civili meno collusi direttamente ha funzionato in parte la coscienza, ne è esempio Traudl Junge, segretaria privata di Hitler, secondo cui chi ignorava è perchè voleva ignorare.
L’elaborazione della più immane catastrofe della storia nazionale – e mondiale – è rimasto però a lungo rimosso collettivo, tant’è che lo sceneggiatore Bernd Eichingher, basatosi sui testi dello studioso Joachim Fest e di Junge, dice di non essere stato molto informato a scuola sul Terzo Reich.
 
Macerie, cadaveri, ospedali divenuti macellerie, difesa affidata a ragazzini, ultimi regolamenti di conti nella Berlino dell’aprile 1945.
Il dittatore, nel bunker in attesa della fine, con una lente studia mappe vaneggiando di sorti ribaltate in proprio favore, mentre Eva Braun passeggia col cane tra un bombardamento e l’altro, nostalgica di gioielli e balli di gala. Tra dentro e fuori, i resti di un apparato in divisa in una bolgia d’irrefrenabile, macabro vitalismo sull’orlo del baratro: sbronze, sbatter di tacchi, cori di bambini, onoreficenze, canti, fucilazioni, festini.
 
Specialmente negli scatti d’ira, Bruno Ganz mostra una marcata somiglianza, e l’interessante accento è sui meccanismi di massiccia, cieca, totale adesione a un capo convincente nella negazione dell’evidenza, infine determinato a trascinare un intero popolo nella caduta.
Sia lui, sia il fedelissimo e funereo Goebbels sostengono, in una estremizzazione evoluzionista, che sopravviverà solo il peggio, in quanto i migliori sono morti in guerra. E quindi nessuna compassione, tutti devono sacrificare sè stessi, la resa è proibita.
I teschi campeggiano sui cappelli dei gerarchi, e il mortifero nazionalsocialismo si vede riassunto, come tragedia greca, nel rituale di Magda Goebbels sui suoi figli.
 
Federico Raponi

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