LUCA GUADAGNINO (‘inconscio italiano’)

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intervista a LUCA GUADAGNINO, regista del doc ‘inconscio italiano’ (I, 2011)

Terra, giovedì 4 agosto 2011, pg.13

Far riemergere i crimini del nostro passato coloniale.

Per realizzare il documentario ‘inconscio italiano’, (domani verrà presentato al Festival di Locarno), il regista Luca Guadagnino ha avuto accesso ai materiali raccolti dall’Istituto Luce relativi all’aggressione fascista del 1935 all’Etiopia.

– Qual’è il senso di questa operazione?

«Avvicinando grandi intellettuali come Angelo Del Boca, forse il più importante storico italiano dell’Africa Orientale, ci siamo chiesti di cosa possa essere fatta la fibra del rimosso nazionale. Già da decenni, la storiografia ha spazzato via la retorica degli “italiani brava gente”: il generale Graziani, braccio destro di Mussolini in quella spedizione, si macchiò dello sterminio, quasi totale, della chiesa cristiana etiope. Abbiamo cercato di demistificare la retorica propagandista di quelle immagini, riflettendo anche sui concetti di razzializzazione, esclusione ed inferiorizzazione di chi è diverso da noi».

– Quella pagina di storia è fatta anche di poveri contadini italiani.

«C’era il sogno di chi pensava di trovare una verginità in Etiopia, dove il tentativo di colonizzazione arrivò in estremo ritardo rispetto alle esperienze di grandi potenze come l’Olanda e la Gran Bretagna, e, quindi, con una sorta di goffaggine. Una cosa, però, sono i sogni di chi veniva spedito lì, un’altra le responsabilità politiche, e storiche, di chi lo ha deciso».

– Che strascichi ha l’imperialismo?

«E’ molto interessante vedere il processo di infiltrazione, fantasmizzazione del colonizzato nel colonizzante. Lo si vede in tutte le grandi democrazie del Nord Europa come l’Inghilterra, dove ormai non esiste più un’identità britannica separata, impermeabile. In Italia, si fanno grandi mosse per impedire questa “possessione” che arriverà dall’Africa, però, ad esempio, che la Corte Costituzionale abbia definito “incostituzionale” il fatto che non ci si possa sposare sul suolo italiano, essendo privi di permesso di soggiorno, è una buona cosa».

Federico Raponi

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