‘THE TAKE

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recensione del doc ‘THE TAKE’ di Avi Lewis (CND, 2004)

BadTaste, marzo 2005

La prosecuzione ideale di ‘memoria del saqueo’ di Fernando Solanas, che analizzava le cause del disastro argentino.

Dopo un breve excursus storico, vigilia di presidenziali nella sfida tra Menem, candidato al suo terzo mandato nonchè reduce dagli arresti domiciliari per corruzione, e il peronista Kirchner. Una delicata fase di transizione, una dirigenza delegittimata rialza la testa e tenta il ritorno.

Troupe canadese composta da Avi Lewis – suo primo lungometraggio, prima centinaia di dibattiti televisivi e un corto su un giovane manifestante ucciso a Buenos Aires – e Naomi Klein, articolista autrice di ‘no logo’, tradotto in 27 lingue, spinta a codesta ricerca dalla frequente critica mossa a chi contesta la globalizzazione neoliberista, ossia la mancanza di proposte alternative. Obiettivo su un paese simbolo delle estreme conseguenze delle ricette economiche imposte dal Fondo Monetario Internazionale.

La destatalizzazione ha lasciato metà della popolazione sotto la soglia della sopravvivenza, una drastica riduzione della manodopera, un deserto di fabbriche abbandonate.

Gruppi operai – cui un padronato in fallimento doveva retribuzioni arretrate – hanno cominciato ad autorganizzarsi riunendosi in cooperative, rientrando nei loro luoghi di lavoro dismessi, e sullo slogan “occupare, resistere, produrre” dando vita al “movimento imprese recuperate”. Armati di fionde per impedire gli sgomberi della polizia (data la tutela costituzionale al diritto di proprietà), e saccheggi, spoliazione, svendita di macchinari e capannoni.

Tutti amministratori, un’ assemblea decisionale, stipendi paritari (ma in questo ogni esperienza decide come meglio crede).

La ceramica Zanon rappresenta da 2 anni un modello; sostenuta dalla comunità, ha respinto 6 tentativi di irruzione, aumentato la produzione, abbassato i prezzi e assunto personale. A differenza del socialismo reale, una democrazia partecipativa non imposta dall’alto, e in espansione: si parla di 200 aziende (16 quelle visitate dai nostri), dai gelati ai cantieri navali, con migliaia di lavoratori in una rete di collaborazione; ma anche scuole e ambulatori autogestiti.

Azione diretta, diffidenza verso le elezioni («i nostri sogni non entreranno mai nelle vostre urne» recita un murales) e una forza di pressione politica capace di far approvare una legge per l’espropriazione che restituisce ad esempio la tessile Bruckman – la prima ad essere rimessa in funzione – alle impiegate buttate fuori e subito adottate dalle madri di Plaza de Mayo.

La regia, grezza e d’assalto, nel seguire da vicino un giovane padre di famiglia e l’incontro con altre vicende collettive, trasmette entusiasmo, scoramento, apprensione altalenanti, mostra la concretezza dell’utopia ed immortala un paragrafo aggiunto alla storia del conflitto di classe.

Federico Raponi

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