‘UN’IMPRESA DA DIO’

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recensione del film ‘UN’IMPRESA DA DIO’ (evan almighty) di Tom Shadyac (USA, 2007)

FilmUP, agosto 2007

http://filmup.leonardo.it/unimpresadadio.htm

Piuttosto che il “sequel” di ‘una settimana da dio’, il regista e co-produttore Tom Shadyac ha preferito proseguire la serie, sviluppando il personaggio di Steve Carrell.

Un’impresa lo è stata anche il film: una squadra di più di cento persone per costruire l’arca, oltre 177 specie animali, “troupe” di 40 macchinisti per le scene con umani e bestie.

Marcato l’impegno ambientalista, visto che la produzione si è affiancata il Conservation Fund of Washington D.C. (insieme hanno, inoltre, lanciato un sito Inernet), e – per ammortizzare la propria emissione di monossido di carbonio – ha piantato duemila alberi in due riserve e nella zona delle riprese, riciclato materiali, e, infine, donato le piante e il legname impiegati, biciclette a tutto il “cast”, e i ricavati della vendita dell’acciaio dell’arca e dell’acqua in bottiglia (di una società di Shadyac) ad associazioni umanitarie ed ecologiste.

La satira colpisce soprattutto la politica, mostrando una Commissione Risorse Naturali alla mercè di uno squalo (John Goodman) – già responsabile della cementificazione di una valle, grazie alla costruzione di una pericolosa diga – che presenta al Congresso una legge per l’edificazione nei parchi nazionali, puntando sull’appoggio di un neoeletto tutto filosofia aziendale e apparenza («sono vincente, bello e potente» si dice allo specchio la mattina).
Vengono attaccati pure il consumismo e l’atteggiamento verso chi combatte in difesa della Natura, additato come pazzo o catastrofista, mentre l’invito è a sacrificarsi meno al lavoro, in favore del tempo da dedicare agli affetti e alla ricerca della felicità.

Da un punto di vista laico, l’approccio religioso sceglie sì la leggerezza e il politicamente corretto (con tanto di padreterno afroamericano), ma resta pur sempre cattolico-creazionista.

In questa storiella surreal demenziale, imperniata sulla mimica di Carrell, e sulla quantità delle battute (a volte efficaci), la parte più divertente spetta comunque ai titoli di coda, applicazione dell’11° comandamento: fare la danza.

la frase: «dicono che vogliono cambiare il mondo e non sanno nemmeno da dove cominciare. Si fa così: con atti di reale, cortese affetto»

Federico Raponi

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