Marcello Baraghini (XV° ‘FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA LETTERATURA RESISTENTE’)

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intervista a Marcello Baraghini, direttore del XV° ‘FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA LETTERATURA RESISTENTE’ (Pitigliano – GR, 09>11 settembre 2016)

L’Opinione, giovedì 08 settembre 2016, pg.7

http://www.opinione.it/media/1330610/090916.pdf (pg.7)

http://www.opinione.it/cultura/2016/09/08/raponi_cultura-08-09.aspx

‘Riaprire il fuoco editoriale’: questa la parola d’ordine del XV° ‘Festival Internazionale della Letteratura Resistente’, a Pitigliano (Grosseto) dal 9 all’11 settembre (www.stradebianchelibri.com) nei tre piani della libreria e associazione Strade Bianche. Ce lo presenta Marcello Baraghini, fondatore di Stampa Alternativa, uno degli storici animatori dell’iniziativa.

– Partiamo proprio dal titolo?

«È ripreso dall’opera ‘aprire il fuoco’ di Luciano Bianciardi, esule e suicidato dal regime editoriale di allora. Noi ripartiamo da lui, dalla sua sconfitta, per riscattarlo e riprendere quella battaglia che aveva così fortemente intrapreso. Verrà presentata la collana I Nuovi Bianciardini: illustrati e approfonditi, soprattutto nell’eventualità di un’esplosione della serie (a costo simbolico, cioè un centesimo di euro), sono anche scaricabili gratuitamente in Rete. Bianciardi era molto prolifico, laddove gli consentivano di dire quello che gli pareva – poi naturalmente ne ha pagato il prezzo – e di portare a casa qualche lira di sopravvivenza; uno dei testi, uscito su una delle riviste degli anni Sessanta dove lui scriveva, è una risposta ad un lettore che prefigura questa nostra rivoluzione editoriale permanente».

– Qual è l’impulso che ha portato alla nascita del festival?

«Fu una delle risposte al regime editoriale tuttora imperversante. A Mantova, nello stesso periodo della nostra prima edizione, c’era un gran clamore per i Premi Nobel per la letteratura, con cifre enormi di budget. Allora un po’ per dispetto, un po’ per quella provocazione che ci ha sempre contraddistinto, ci inventammo un festival dedicato agli scrittori analfabeti, i quali hanno una vita degna, che è letteratura, e per raccontarla noi facemmo solo da tramite, trascrivendola e pubblicando quattro libri che sono le storie di un tombarolo, una contadina, un conciaio e un carbonaio. Nel corso degli anni siamo poi passati dalla scrittrice pazza alla quale dedicammo il festival con il titolo ‘matti chiari amicizia lunga’, alla letteratura Yiddish, fino all’omaggio ad Alice di Lewis Carroll, nell’anniversario di quella che è una delle opere più importanti del Novecento».

– Un paio di titoli in programma sono in Millelirepersempre, altri due fanno parte di Sconfinati. Che collane sono?

«Entrambe si trovano anche gratuite, su Internet. Sconfinati è la collana della nuova casa editrice Le Strade Bianche di Stampa Alternativa, e rappresenta uno snodo dopo decenni di scrittura mirata all’irrealtà, che ha devastato quella letteratura sociale che tanto aveva fatto nella prima parte della seconda metà del Novecento. Ecco, dopo l’affermazione della finzione, scritta male in previsione di essere portata in televisione o al cinema, si ricomincia con la letteratura-verità, con una collana che non solo si può leggere sul WEB, liberamente (come tutti i dodici libri del festival), ma poi è anche acquistabile su carta a prezzi di copertina simili a quelli tipografici, quindi con un abbattimento del 70 per cento. Una delle opere di Millelirepersempre è ‘il beato maledetto – Jacopone da Todi’ ritradotta ai nostri giorni senza le braghe della censura, e uno dei libri di Sconfinati è ‘due guerre in quattro quaderni’, memorie di una scrittrice analfabeta che racconta il primo e il secondo conflitto mondiale dalla parte degli umili, dei vinti, ma con dignità e pratica di Resistenza».

– In questa rivoluzione editoriale, in quale ruolo collocate le piccole librerie?

«Sono quelle che tante ne nascono ogni giorno, tante ne muoiono, quindi sono le più a rischio nel panorama della resistenza editoriale. Qualunque di loro ne farà richiesta, nei limiti dei prezzi calmierati (da un centesimo a cinque euro, questo è l’arco dei nostri prezzi delle edizioni cartacee), deve anche considerare che i nostri libri non hanno il codice a barre (che noi chiamiamo a “sbarre”), segnale questo di una fuoriuscita dal mercato. Non avranno copyright e codice ISBN, saranno preventivamente e gratuitamente leggibili e scaricabili on-line, avranno un prezzo di copertina. Quelli a cinque euro, il prezzo medio dei “pocket”, in libreria dovrebbero costare 12-13 euro, tanto è il minimo imposto dal distributore unico; i lettori potranno invece averli a casa a cinque euro, comprese le spese di spedizione, mentre i librai con uno sconto del 50 per cento, maggiore di quello che gli offre l’attuale distribuzione».

– Insieme ai libri, quali sono le altre proposte del festival?

«È prevista la mostra ‘Io mi racconto’ di Ferrero Pizzinelli, maestro della Resistenza pitiglianese, deceduto da un anno, che racconta la sua lotta partigiana, da una parte con un documentario e dall’altra con una mostra di quadri, perché era anche artista di grande qualità. Poi una performance musicale di Andrea Rocchi, collegata al libro ‘la Coop non sono io’ di Alessandro Angeli, giovane scrittore grossetano alle prese con un lavoro da precario estremo e il suo quotidiano con moglie e due bimbi, per arrivare ad uno psicologo mentalista che introdurrà il tema del festival dell’anno prossimo, dedicato ai ciarlatani».

Federico Raponi

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